Vite come la mia (si fa per dire)

Copertina di E poi siamo arrivati alla fine di Joshua FerrisVa bene Joshua, hai vinto tu. Dopo anni di stazionamento nella mia libreria ho letto il tuo romanzo, mi è piaciuto e sono sicuro che andrò a comprare anche Non conosco il tuo nome (http://www.anobii.com/books/Non_conosco_il_tuo_nome/9788854503144/015d29203b56a4e132/), di cui non riesco a togliermi dalla testa quelle due pagine iniziali lette in libreria qualche mese fa.
Un titolo bello come E poi siamo arrivati alla fine mi faceva quasi paura: e se fosse stato tutto lì? Se quel titolo così perfetto avesse nascosto il vuoto? Invece no, è un bel romanzo anche se capisco chi lo critica per la ridondanza perché di tanto in tanto l’ho pensato anche io che fosse un po’ troppo lungo, ma qualche pecca la si potrà pur concedere a un esordiente che riesce a raccontare, rappresentare, evocare con tanta precisione e tanta vivacità il bello e il brutto della vita quotidiana, quel continuo parlarsi addosso tipico degli ambienti circoscritti, di ogni ufficio, in particolare di quelli pieni di giovani, creativi e rampanti che pensano di avere tutto il mondo ai loro piedi e di avere diritto a tutto quello che hanno e anche a quello che ancora non hanno ma cui aspirano.
Non so come hai fatto, Joshua, ma li hai resi fin troppo umani e familiari i tuoi personaggi. E chi se ne frega di quelle pagine di troppo. Tanto la scorsa notte non riuscivo a prendere sonno.

Autore: Joshua Ferris
Titolo: E poi siamo arrivati alla fine
Editore: Neri Pozza

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