La ritraduzione dei classici: conversazione intorno all’Ulisse di Joyce con Enrico Terrinoni e Antonio Gurrado

Copertina dell'edizione I Mammut di Newton Compton editori di Ulisse di James JoyceSabato sera, alla Libreria Internazionale Melting Pot di Milano, in via Vettabbia 3, ho partecipato all’incontro  – uno dei tanti nel cartellone di BookCity MilanoLa ritraduzione dei classici: conversazione intorno all’Ulisse di Joyce con Enrico Terrinoni, traduttore della nuova edizione italiana di Ulisse, pubblicata a gennaio 2012 da Newton Compton editori, e Antonio Gurrado, giornalista, blogger, scrittore.

L’incontro è stato per me l’occasione per scoprire la Libreria Melting Pot che non conoscevo (una di quelle piccole librerie indipendenti e ben radicate nel quartiere, che organizza gruppi di lettura in inglese e in spagnolo e si è attrezzata anche con un servizio di commercio elettronico – non per le versioni ebook però), ma soprattutto di sentir “parlare di letteratura attraverso la traduzione” come prometteva il programma.

Di seguito, la trascrizione della cronaca dell’evento che ho fatto via twitter dal vivo.

Gurrado: la nuova edizione di Ulisse di Newton Compton costa quanto Amore, zucchero e cannella e un terzo dell’edizione Mammut di Proust.

Gurrado: perché fare un’edizione popolare di un romanzo che popolare non è?

Gurrado: diamo per scontato che tutti gli astanti abbiano letto Ulisse almeno due volte. :-)

Gurrado: Leopold Bloom era un appassionato di letteratura popolare.

Gurrado: Newton Compton ha pensato alla fascetta “una traduzione che lo stesso protagonista Leopold Bloom leggerebbe?”

Gurrado: Ulisse è un libro popolare, una commedia umana nonostante tutta la sua complessità.

Gurrado: la traduzione di Terrinoni privilegia l’orecchio.

Gurrado: Terrinoni ha anche voluto ricordare che Ulisse ha una trama e contiene un messaggio politico forte.

Gurrado: Ulisse è un libro essenzialmente pacifista e Joyce voleva che fosse letto e capito dal popolo.

Terrinoni ringrazia Gurrado per l’introduzione poi si chiede innanzitutto cos’è un classico.

Terrinoni: Ulisse è un classico, uno di quei libri che le persone hanno letto o vorrebbero aver letto?

Terrinoni: fuori dall’Irlanda Ulisse è stato presentato come un libro difficile, inavvicinabile, quasi “illeggibile”.

Terrinoni: è come se gli specialisti di Joyce si fossero appropriati di Ulisse nonostante le intenzioni dell’autore.

Terrinoni: per Joyce, Ulisse era un libro che doveva emancipare la società dai gioghi borghesi vittoriani e cattolici.

Terrinoni: c’è un’industria joyciana che ha reso Joyce e Ulisse elitari e da intellettuali.

Terrinoni: la lingua di Ulisse è molto popolare ma molti lettori non lo leggono perché spaventati dalla sua difficoltà.

Terrinoni: molti lettori si spaventano dopo i primi capitoli di Ulisse per i riferimenti culturali e si arrestano.

Gurrado: forse c’è un problema di impalcatura, non a tutti sono evidenti tutti i riferimenti insiti in esso.

Gurrado: Joyce ha scritto il libro convinto che fosse un libro umoristico (nel senso di comico ndr).

Terrinoni: Ulisse è stato percepito come qualcosa di non comico, ma un’enciclopedia di cui fare esegesi.

Terrinoni: la traduzione fatta da accademici è “pericolosa” perché diventa oggetto di studio o strumento di narcisismo.

Terrinoni: i traduttori che si pensano equivalenti dell’autore fanno danni.

Terrinoni: perché di Ulisse c’era solo una traduzione (italiana ndr)? Un classico dovrebbe avere molte traduzioni. Il testo è polisemico.

Terrinoni: la mia è una traduzione “provvisoria”.

Terrinoni: Ulisse nasce in un contesto coloniale. Joyce usa la lingua dell’oppressore per scardinare quella cultura.

Terrinoni: l’inglese di Joyce passa per il setaccio dell’uso irlandese che ne modifica radicalmente il significato (a volte ndr).

Terrinoni: i traduttori accademici che non hanno tenuto conto di questo uso sono caduti nel tranello di Joyce.

Terrinoni: leggete Joyce’s revenge di Andre Gibson (http://books.google.it/books/about/Joyce_s_Revenge.html?id=1VGKIXVoifcC&redir_esc=y)

Terrinoni: il XIV capitolo (quello che nessuno legge) è una parodia di tutti gli stili dell’inglese.

Terrinoni: Ulisse è quella letteratura come gioco di cui parlava Manganelli e non se ne può non tener conto.

Terrinoni: Ulisse e il suo linguaggio sono volutamente polisemici e ambigui. (in proposito si può leggere Sette tipi di ambiguità di William Empson: http://www.anobii.com/books/Sette_tipi_di_ambiguit%C3%A0/01d60fecd500cfe80f/ ndr)

Q&A C’è stato un contatto di Joyce con le teorie della linguistica strutturalista di Saussurre? Secondo Terrinoni no.

Q&A Perché non è mai passata la doppia valenza di Ulisse, come opera di intrattenimento e opera di studio? Terrinoni: non è avvenuto (non si può dire altro ndr).

Terrinoni: ci sono alcuni studi in questo senso ma non è la posizione maggioritaria.

Terrinoni: nel mondo ci sono molti studiosi che stanno facendo la mia stessa operazione su Joyce come autore popolare.

Terrinoni: ho preteso che la mia traduzione non fosse revisionata da redattori non esperti di Joyce e Ulisse.

Terrinoni: ho voluto come revisore il professor Bigazzi, di cui sono stato allievo, non ultimo perché è della vecchia guardia.

Q&A In presenza di tante traduzioni di un classico, chi guiderebbe il lettore nella scelta dell’edizione?

Terrinoni: da traduttore ammetto che non mi piace che Ulisse sia tradotto, andrebbe letto in lingua originale.

Terrinoni: Joyce fa largo uso di polisemia dicendo più cose allo stesso tempo.

Terrinoni: insomma no, non sarebbe possibile guidare davvero la scelta dell’edizione giusta.

Gurrado: leggete l’articolo di Terrinoni “Per un Ulisse democratico” pubblicato sulla rivista Tradurre: http://rivistatradurre.it/2012/11/per-un-ulisse-%E2%80%8Bdemocratico/.

Gurrado: sia Terrinoni, sia De Angelis (il traduttore dell’edizione italiana classica) non si sono mai arresi di fronte al testo di Ulisse, hanno tentato sempre di giocarsela.

Q&A Nella traduzione di Terrinoni viene fuori l’Ulisse irlandese, non viene mai addomesticata come sta facendo Celati nella sua traduzione (di cui sono apparsi alcuni stralci nei mesi scorsi ndr).

Gurrado: quella di Celati sembra una traduzione troppo autoriale, Celati non si fa trasparente come traduttore

Terrinoni: De Angelis non aveva a disposizione tutti gli studi joyciani che ci sono oggi e manca in quelli esistenti l’approccio popolarizzante.

Terrinoni: De Angelis forse non si arrischiava a volgarizzare Ulisse perché erano altri tempi.

Terrinoni: è un peccato che nelle traduzioni (nel mondo) si sia perso questo aspetto volgare (popolare) di Ulisse finora.

Tempo scaduto. È il momento dei saluti. Il pubblico sembra soddisfatto.

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