Qualcosa per cui votare

Voterò l’Italia Giusta, l’Italia Bene Comune guidata da Pierluigi Bersani e lo farò in maniera convinta perché questo centrosinistra ha le carte in regola per governare il Paese in maniera efficace.

Diciassette anni dopo l’Ulivo di Romano Prodi, l’alleanza di democratici e progressisti è tornata a essere qualcosa per cui votare, a non rappresentare più solo un voto contro Silvio Berlusconi.

Va dato atto a Pierluigi Bersani di aver saputo trovare una sintesi tra le diverse anime del centrosinistra e di essere riuscito a trovare un equilibrio inclusivo tra le posizioni della sinistra più progressista di Vendola e i democratici che si richiamano al New Labour tipo Renzi, passando per le altre declinazioni della sinistra e dei cattolici di area democratica, senza però rinunciare a proporre una visione comune ispirata a una maggiore giustizia sociale, al rispetto dei valori fondanti della nostra Repubblica, al ritorno a regole condivise e rispettate da tutti: una vera e propria svolta rispetto agli ultimi vent’anni.

Sono altresì consapevole che Bersani e lo schieramento che guida non hanno fatto breccia tra gli elettori italiani, un po’ per carenze comunicative (Renzi da questo punto di vista avrebbe fatto meglio, ma avrebbe rischiato di perdere per strada l’ala sinistra), ma soprattutto perché non gli perdonano gli errori strategici degli anni passati, la litigiosità interna, la collusione di certi suoi esponenti con il malgoverno e l’inadeguatezza più volte dimostrata di fronte all’avversario (dimenticando però che la contesa non è mai stata ad armi pari, per non dire truccata, dai mezzi spropositati a disposizione di Silvio Berlusconi e dei suoi).

Purtroppo anche questa volta un po’ di consenso è stato eroso dalla sinistra stessa con la fallimentare creazione di Rivoluzione Civile da parte di Ingroia, De Magistris e altri sindaci arancioni (pochi punti percentuali che però rischiano di essere decisivi in uno scenario frammentato come quello della politica italiana), ma soprattutto dalla diffidenza degli ambienti imprenditoriali e del potere cattolico che hanno preferito puntare sul piccolo centrodestra guidato da Mario Monti (anche loro rischiano di stringere un pugno  di mosche a quanto pare però).

Infine, è impossibile ignorare l’ascesa del Movimento 5 Stelle guidato da Beppe Grillo, che ha attratto i delusi di ogni parte, centrosinistra incluso: è la maggiore novità di queste elezioni e personalmente non la vedo come una minaccia, ma come uno stimolo a migliorare tutto il quadro politico, a moralizzarlo con l’impegno di tanti cittadini a ogni livello. Basti pensare all’effetto che hanno avuto sulla presentabilità dei candidati di tutte le liste. Purtroppo il berciare di Beppe Grillo oscura la dimensione partecipativa del movimento e il programma progressista (sebbene anche questo contenga una bella manciata di posizioni ingenue e qualunquiste).

Mi auguro di poter festeggiare la vittoria di Bersani e dell’alleanza dei democratici e dei progressisti da lui rappresentata e mi auguro che ripaghino la fiducia di noi elettori prestando ascolto alla voce dei cittadini che chiedono un profondo rinnovamento, una vita pubblica di nuovo etica, uno Stato che semplifichi la nostra vita con regole eque e che le faccia rispettare, un nuovo patto sociale più equo.

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