Vivere e morire in uno slum di Mumbai

Più riguardo a Belle per sempreHo letto Belle per sempre di Katherine Boo, edizioni PIEMME: reportage narrativo da Annawadi, un piccolo slum sorto negli anni Novanta sui terreni confinanti con l’aeroporto internazionale di Mumbai e gli hotel di lusso che accolgono i ricchi indiani cosmopoliti e i visitatori stranieri a caccia di opportunità per i propri affari. L’autrice però non si concentra sul contrasto tra povertà estrema ed estrema ricchezza, ma sul racconto della vita degli abitanti dello slum a partire da un singolo episodio ben descritto nella presentazione della casa editrice.

Si avvicinava la mezzanotte. La donna con una gamba sola era atrocemente ustionata, e ormai la polizia di Mumbai stava andando a prendere Abdul e suo padre. In una povera baracca vicino all’aeroporto internazionale, i genitori di Abdul presero una decisione dopo aver parlato brevemente. Il padre, malato, sarebbe rimasto nella casupola con il tetto di lamiera e il pavimento ricoperto di immondizia dove vivevano in undici, e si sarebbe fatto arrestare senza opporre resistenza. Abdul, l’unico che guadagnasse per tutta la famiglia, doveva fuggire. Come sempre, l’opinione del diretto interessato non era stata richiesta, e ora Abdul era in preda al panico, incapace di pensare. Aveva sedici anni, o forse diciannove – i genitori non si ricordavano mai una data. Allah, nella sua impenetrabile saggezza, l’aveva fatto piccolo e scattante. Cosa si cela dietro le piastrelle italiane (definite “beautiful forever”) che campeggiano sul muro che separa il viale d’accesso all’aeroporto di Mumbai dallo slum di Annawadi? Un romanzo-reportage nella forma della narrative non-fiction in cui il Premio Pulitzer Katherine Boo racconta la vita di uno slum indiano durante l’arco di alcuni anni, seguendo da vicino le vicende di diversi dei suoi abitanti.

Nonostante l’evidente empatia nutrita dall’autrice per i suoi personaggi, Katherine Boo non ne fa né vittime né eroi, ma li ritrae come persone vere con i loro vizi e le loro virtù egualmente profondamente umani; nessuna piccolezza o miseria viene tenuta nascosta, così come non vengono esibite la generosità, i sogni e le aspirazioni più nobili che pure ci sono.

Più riguardo a Maximum CitySebbene siamo lontani dalla potenza narrativa di Maximum City di Sukhetu Meta (Einaudi) – direi intenzionalmente visto il tono molto più intimo -, il risultato è un bellissimo libro che offre un affresco molto realista e disincantato e non indugia né al pietà né all’esaltazione degli abitanti dello slum.

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