Sui book blog secondo eFFe

Copertina di I book blog. Editoria e lavoro culturale di eFFeAvrei potuto cavarmela lapidariamente con un tweet, chiedendomi se quella eFFe in copertina non stesse per fuffa invece che per lo pseudonimo dell’autore, ma sarebbe stato troppo facile: il tema mi interessa e mi è sembrato più sensato provare a spiegare il disappunto verso la ricognizione su book blog, editoria e lavoro culturale fatta da uno dei “personaggi più attivi nella rete culturale”, come lo ha definito Loredana Lipperini su Repubblica domenica scorsa. Insomma, con questo post sto cercando di rispondere alla domanda che mi ronza per la testa da un paio di giorni, da quando sono arrivato in fondo all’ebook I book blog. Editoria e lavoro culturale: tutto qua quello che pure uno bravo come eFFe riesce a dire sull’argomento?

Riassumendo:

  • I book blog sono – o dovrebbero essere – luoghi di discussione culturale nel senso più ampio possibile.
  • I book blog non dovrebbero essere casse di risonanza degli uffici stampa, comunicazione e marketing delle case editrici.

Nonostante tutte le attenuanti del caso – che si possono riassumere nel fatto che l’ebook non si presenti come il saggio definitivo sul fenomeno dei book blog -, il problema principale è che proprio non si capisce di cosa voglia parlare l’autore, in altre parole manca una definizione dell’oggetto di studio: stiamo parlando di diari di lettura personali (come questo) o collettivi su web o di vere e proprie riviste letterarie in rete, per esempio?

È facile puntare il dito contro le ricerche dell’AIE che non dicono nulla di cosa rappresentino oggi i blog per l’editoria in Italia e si limitano a prenderne in esame una manciata (quelli con più traffico e perciò considerati più influenti?) per provare a misurarne l’effetto quasi nullo sulle vendite di un best seller (forse i risultati sarebbero stati diversi se fossero stati presi in considerazione titoli della coda lunga, fa notare giustamente l’autore), ma poi andrebbe fatto il passo successivo, individuando una nuova metodologia di ricerca e di misurazione capace di illuminare il fenomeno o almeno provando a tracciarne dei confini seppur liquidi, come impone la rete; purtroppo eFFe si limita a una serie di enunciazioni supportate da qualche considerazione e non va molto oltre. 

Credo siamo tutti d’accordo ormai sul valore della rete come luogo di discussione nella società contemporanea, non solo riguardo a editoria, letteratura e cultura più in generale, ma poi? Perché disturbarsi a scrivere un ebook, per quanto breve, se il fenomeno non viene approfondito?

Altro punto dolente di questo libretto digitale è la polemica un po’ sterile verso le case editrici, soprattutto quelle appartenenti ai grandi gruppi editoriali, che – accortesi del valore che possono avere i blog per la promozione di un libro – hanno preso a inviare copie omaggio e inviti a presentazioni e incontri ‘esclusivi’ ai blogger perché ne parlino: eFFe ci tiene a rassicurarci sul fatto che non ci sia niente di male nella promozione dei propri prodotti da parte di un’azienda, ma pure che questa operazione assomiglia a un tentativo di addomesticamento dei blog perché ne inficia la funzione di sede di dibattito culturale per trasformarli in ‘marchettifici’. Ovviamente, la critica è diretta anche a quei blogger che – in buona fede, ci rassicura sempre eFFe per buonismo o per partito preso – si prestano, cedendo a quell’economia del dono per cui, se ricevo un’attenzione, sono portato a ricambiare in qualche modo. Ora, a parte il fatto che questo modo di vedere è di una ingenuità pazzesca e molto prossima al complottismo di qualsiasi tipo che ha invaso la rete, mi pare una posizione che cozza totalmente con la richiesta di riconoscimento ed equiparazione agli operatori dei media tradizionali portata avanti su tantissimi blog negli anni passati. Quanti post saranno stati scritti sulla cecità delle case editrici italiane che sembravano non accorgersi dell’esistenza dei blog e del loro ruolo nella promozione dei libri? E quando ammetteremo che i blog che ha in mente eFFe (vere e proprie redazioni non dilettantistiche) si contano sulle dita di una mano?

Sull’invito a favorire le case editrici meno note rispetto a quelle più grandi che hanno già i loro apparati di comunicazione sorvolo, ma mi pare un ulteriore tratto di ingenuità e superficialità: l’equità e la libertà alle quali eFFe invita ad attenersi dovrebbero avere a che fare più con la linea editoriale (se esiste) di un blog che con la notorietà o meno dell’editore o dell’autore.

Infine, mi permetto di notare che anche la scelta di auto-pubblicarsi non mi pare particolarmente riuscita: al di là dell’autoreferenzialità quasi d’obbligo che ne deriva, su tutto il testo aleggia un po’ di confusione e probabilmente il confronto con un editor non prestatosi per amicizia avrebbe aiutato a dissiparla.

Per approfondire, si può seguire la discussione legata all’ebook sul sito – pardon, il blog – dell’autore: http://www.daeffe.it/i-book-blog-editoria-e-lavoro-culturale-2/

8 pensieri su “Sui book blog secondo eFFe

  1. Buongiorno Antonio,

    premessa, appaio fra i ringraziamenti nel pamphlet di eFFe quindi non sono neutrale rispetto al testo in oggetto (anche per questo motivo non troverà mai in Rete una mia recensione). Arrivo sul suo blog dopo aver letto la reazione dell’autore al suo post: http://www.daeffe.it/qualche-aggiornamento-su-i-book-blog-editoria-e-lavoro-culturale/ A differenza di eFFe che ne esalta la componente distruttiva ho trovato la sua opinione espressa sopra molto interessante perché come afferma in apertura denuncia la delusione, da parte di un operatore del settore, di un’aspettativa che da chissà quanto tempo viene disattesa: “Mi date un testo di riferimento per favore?” (più o meno, interpretazione mia). E sarebbe stato contento, credo, anche di trovare un corposo studio contrario alle sue idee purché indicasse appunto “una nuova metodologia di ricerca e di misurazione capace di illuminare il fenomeno [Rete ed editoria, ndr]”.

    Avendo avuto l’opportunità di leggerlo in anteprima, su esplicita domanda di eFFe – cosa ne pensavo – gli avevo risposto che “I Book blog” “ha in sé molta passione, [ma] avrei voluto qualche freddo numero in più” oltre a non condividere alcune delle tesi espresse. La mia speranza (ed è anche la sua, Antonio) è che si possa avere nel breve periodo uno strumento inedito per analizzare con profitto gli sconvolgimenti operati dalle tecnologie digitali sull’editoria, mi ci metto anch’io dato che lavoro per una casa editrice. Credo che l’ebook di eFFe rappresenti un punto di partenza – una prima piattaforma in questo mondo liquido – per iniziare una discussione tra tutti gli attori della filiera del libro, elettronico o meno, che si rimanda da troppo tempo; anzi spero che il Salone inviti anche lei domenica 19 maggio in Fiera per parlare del pamphlet.

    Dove non vi trovate del resto l’ha sottolineato Luigi Bernardi su Doppio Zero: “Cosa muova questo mondo [scrivere di editoria in Rete, ndr] non è chiaro, né eFFe prova a spiegarlo” http://doppiozero.com/materiali/recensioni/book-blog-e-lavoro-culturale Del resto forse “I book blog” come scrive la Lipperini è una sorta di guida per blogger in cerca di “punti fermi o di [una] carta della trasparenza [quando] necessitano [invece], come tutti noi, di consapevolezza” http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2013/04/11/i-book-blogger-e-le-principesse-disney/ Insomma, ce n’è ancora di strada da fare per comprendere le dinamiche in cui siamo immersi.

    Sull’ultima questione – il self-publishing – ben due editori non citati hanno curato professionalmente l’editing dell’ebook prima che eFFe per divergenze di opinioni decidesse di scegliere la strada della pubblicazione fai da te, lo scrive l’autore stesso nella Bonus track 1. Lo scrivo perché eFFe nella sua risposta a caldo non credo abbia inteso il senso della sua frecciata finale (o forse sì, ce lo dirà lui). I suoi rimproveri sbagliano quindi bersaglio; riguardo all’autopubblicazione sono curioso di leggere il suo blog nei prossimi mesi… se per un attimo dimentichiamo Amazon, Simplicissimus ecc. già presenti da tempo “sul pezzo”, questa estate, a meno di ulteriori rinvii, Mondadori con Kobo sdoganerà il sef-publishing agli occhi dei più in Italia.

    Quindi un invito a entrambi, Antonio ed eFFe, smettetela di litigare su Twitter – ci ho provato anch’io, è snervante – e datevi un appuntamento da qualche parte, magari dietro una chiesa al chiaro di luna come vuole lo stereotipo, ma trovatevi per capirvi meglio, se vorrete, di sicuro restando entrambi sulle vostre posizioni. Non crediamo tutti in un modo di comunicare non violento? Un saluto. A tutti e due.

      1. Che dirle Antonio, eFFe ha una sua idea (anche perché il suo secondo post tutto è tranne un’errata corrige, come le ha scritto via Twitter) e da lì per ora non si muove. Ci si vede a Torino? ;-)

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