Ancora sui book blog secondo eFFe

Ho scritto una recensione negativa all’ebook di eFFe, I book blog. Editoria e lavoro culturale (puoi leggerla qua) pensando di esprimere solo un’opinione personale e non avrei mai immaginato che l’autore potesse prenderla tanto male, spostandola addirittura su un piano personale in fondo al suo post http://www.daeffe.it/qualche-aggiornamento-su-i-book-blog-editoria-e-lavoro-culturale/ e in una conversazione su twitter dove ha rincarato la dose sottolineando come la mia non fosse una recensione, ma uno sfogo di nervi (che, se ho capito bene, sarebbe legato al fatto che lavoro per l’ufficio marketing in casa editrice). Per fortuna, eFFe riconosce almeno che potrebbe esserci della vanità nelle sue considerazioni a proposito della sua affermazione di aver toccato nervi scoperti (non i miei, può starne certo). 

Entrando più nel merito delle sue osservazioni a proposito delle contraddizioni di cui sarebbe zeppa la mia recensione, invece, cerco di seguire lo sviluppo del ragionamento che ha portato avanti:

La Gala fa di tutto per sminuire il mio testo, dimostrando un pregiudizio di partenza difficilmente giustificabile.

Parlare di intenzioni lascia sempre il tempo che trova e attribuirmi quella di voler sminuire un testo a tutti i costi mi pare una cosa francamente eccessiva. Sulla base di cosa poi? Solo perché ho scritto che ci sono cose che non mi sono piaciute? Quale sarebbe il nesso logico, poi, tra l’aver recensito negativamente un testo e avere un pregiudizio di partenza? Tra l’altro, il mio pregiudizio era totalmente favorevole a eFFe se – come lui stesso non ha mancato di notare – ero partito dalla domanda: tutto qua quello che pure uno bravo come eFFe riesce a dire sull’argomento?. Mi pare che il pregiudizio mi venga attribuito solo in virtù del mio lavoro presso gli uffici marketing di GeMS prima e di De Agostini libri ora.

Sostiene per esempio che “manca una definizione dell’oggetto di studio“. E dire che c’è un intero capitoletto dal titolo “Quali blog?” che identifica con precisione l’oggetto di studio.

Ho letto l’ebook e il capitolo indicato e non ho trovato la precisione di cui parla eFFe. Posso essermi sbagliato naturalmente. Ripeto, la mia è solo un’opinione personale.

Costui continua affermando che “è facile puntare il dito contro le ricerche dell’AIE” e che “eFFe si limita a una serie di enunciazioni supportate da qualche considerazione“. Vero: quelle stesse considerazioni che hanno spinto l’AIE, guarda caso, a chiedermi consigli su come meglio impostare la ricerca in visto del prossimo Salone di Torino in una lunga telefonata.

A proposito della ricerca AIE, cito l’intero passaggio dalla mia recensione: È facile puntare il dito contro le ricerche dell’AIE che non dicono nulla di cosa rappresentino oggi i blog per l’editoria in Italia e si limitano a prenderne in esame una manciata (quelli con più traffico e perciò considerati più influenti?) per provare a misurarne l’effetto quasi nullo sulle vendite di un best seller (forse i risultati sarebbero stati diversi se fossero stati presi in considerazione titoli della coda lunga, fa notare giustamente l’autore), ma poi andrebbe fatto il passo successivo, individuando una nuova metodologia di ricerca e di misurazione capace di illuminare il fenomeno o almeno provando a tracciarne dei confini seppur liquidi, come impone la rete; purtroppo eFFe si limita a una serie di enunciazioni supportate da qualche considerazione e non va molto oltre. Mi pare che la bontà delle considerazioni di eFFe sia pienamente riconosciuta soprattutto in questo passaggio: forse i risultati sarebbero stati diversi se fossero stati presi in considerazione titoli della coda lunga, fa notare giustamente l’autore. Inoltre, la seconda citazione riportata da eFFe non fa riferimento alle critiche alla ricerca dell’AIE citata (che condivido, come si può evincere facilmente), ma alla mancanza del passo successivo. Il fatto che l’AIE ne abbia chiesto la consulenza per la prossima ricerca non significa che un nuovo metodo di indagine sia stato già individuato comunque.

Non basta: riferendosi alla categoria dell’antropologia del dono La Gala sostiene che “questo modo di vedere è di una ingenuità pazzesca [con buona pace di Mauss e di tutta la tradizione antropologica]

Pur non avendo le stesse competenze di eFFe in materia, penso che Mauss e la tradizione antropologica possano dormire sonni tranquilli: non ho messo in dubbio quanto scritto da eFFe sull’antropologia del dono, ma l’idea che trapela dal suo testo sul fatto che le case editrici cerchino di addomesticare i blogger con copie omaggio e inviti esclusivi e per questo scrivevo – provocatoriamente, lo ammetto – che sembrava richiamare l’idea del complotto delle corporation che cercano di comprare i favori dei blogger (mi pare che quanto scritto sull’argomento fosse risultato poco chiaro anche ad altri da quanto leggo sul suo blog). Quel che accade per lo più è che le case editrici abbiano cominciato a considerare i blogger come ponti verso il pubblico e perciò promuovono le proprie pubblicazioni anche presso di loro, invitandoli a leggerle, recensire, incontrare gli autori. Immagino che anche eFFe abbia fatto qualcosa per diffondere la notizia della pubblicazione del suo ebook e non vedo cosa ci sia di diverso a parte i mezzi a disposizione eventualmente.

E allora mi tocca ribadire (non per La Gala, ma per gli altri lettori) che non c’è una sola affermazione nell’ebook che non sia documentata.

Confermo che eFFe porti puntualmente esempi a sostegno delle sue affermazioni. Contesto che questo equivalga a documentare. Magari è solo un problema di definizioni.

La Gala se la prende pure con la scelta “non particolarmente riuscita” dell’autopubblicazione. Forse, a nove giorni dal lancio, è un po’ presto per dirlo, non trova Signor La Gala? Forse è un po’ “ingenuo e superficiale” da parte di un sedicente professionista del marketing editoriale emettere giudizi senza aver consultato i dati di vendita, non crede? Non abbia timore, fra meno di tre settimane pubblicherò tutto, così, cifre alla mano, potrà rendersi conto di persona.

Qui eFFe mi ha frainteso completamente: a parte il fatto che si trattava di un’opinione molto più blanda di come la presenta, le mie parole neanche facevano riferimento agli esiti commerciali dell’ebook; cercavo invece di spiegare che le parti meno convincenti del testo avrebbero potuto essere migliorate dal lavoro con un editor. Del resto, lo stesso eFFe riconosce nello stesso post citato sopra che per quanti sforzi abbia fatto, non è detto che io abbia trovato le parole migliori per esprimere quello che intendevo esprimere.

Infine, ho notato la scelta di riferirsi a me come a un sedicente professionista del marketing editoriale e poi a un sedicente professionista dell’editoria. Non voglio cadere nello stesso errore di eFFe attribuendogli intenzioni che magari non aveva, ma il termine sedicente ha spesso connotati ironici volti a sminuire l’interlocutore. Visto che non ci conosciamo, immagino che si sia trattata di una scelta provocatoria anche questa e nient’altro.

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