L’importanza di avere Eco (un anno dopo)

Venerdì 19 febbraio 2016 Umberto Eco ci ha lasciato. Gli avevo reso omaggio sul blog di libromania.net a una settimana dal suo addio, mentre La nave di Teseo – che aveva ispirato e contribuito a fondare – approdava


 in libreria con la sua ultima fatica: Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida.

Abbiamo incontrato Umberto Eco molte volte nelle nostre vite, senza per forza renderci conto di quanto fossero importanti quelle occasioni nella nostra formazione o con quanto affetto avremmo rimpianto il suo addio.
 
Lo abbiamo incontrato sull’ultima pagina dell’Espresso, in quelle Bustine di Minerva in cui commentava l’attualità e ci metteva a parte del suo sapere inesauribile, divulgando e facendoci sentire più intelligenti di quanto fossimo.
 
Lo abbiamo incontrato in quella scatola di tascabiliBompiani, comparsa in casa nostra proprio quando stavamo scoprendo la passione per la lettura, e ci siamo imbattuti in saggi come Opera aperta, che non eravamo ancora in grado di capire, ma avrebbero dato i loro frutti più tardi.
 
Lo abbiamo incontrato in quell’enciclopedia delMedio Evo sotto forma di giallo storico che è Il Nome della Rosa: mentre ci intratteneva con un romanzo dall’intreccio perfetto come pochi, ci metteva ancora a parte delle sue passioni e delle sue conoscenze, invitandoci a seguire le sue tracce e approfondire quello che più ci incuriosiva.
 
Lo abbiamo incontrato nelle aule delle università, perché ci siamo occupati di semiotica,comunicazionetraduzioneeditoria o più in generale perché dovevamo scrivere una tesi di laurea.
 
Lo abbiamo incontrato nelle università europee e nel resto del Mondo e abbiamo goduto del rispetto che studenti e professori ci riservavano in quanto suoi connazionali, facendoci sentire per una volta orgogliosi della Cultura e della Ricerca italiane ai nostri giorni.
 
Lo abbiamo incontrato nelle sue non rare apparizioni pubbliche, quando prendeva posizione e quando teneva lezioni magistrali, erudite, provocatorie, divertenti.
 
Lo abbiamo incontrato di persona, abbiamo bevuto insieme uno scotch ascoltando i suoi aneddoti suValentino Bompiani e chiacchierando di rugby con il suo editore francese, lo abbiamo visto ballare con Elisabetta Sgarbi alla festa dei giovani editori europei a Francoforte.
 
Lo abbiamo incontrato nel suo studio all’Università di Bologna e non ci siamo sentiti offesi quando ha commentato con aria bonaria e divertita la nostra cultura generale, consigliandoci di non smettere di studiare mai: ci siamo sentiti orgogliosi per essere stati invitati ad aprire le nostre mentiessere generosi e appassionatinutrire una curiosità inesauribile, ci siamo sentiti suoi pari, invitati aessere come lui.
 
Lo abbiamo incontrato. E gli saremo per sempre grati di avere avuto questa opportunità.

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